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I Giochi di carte, i film il cinema e la tv

Il Cinema è il mezzo principe per raccontare la vita ed i sogni dell'uomo, come tale ha toccato ogni aspetto dell'esistenza, anche quella del gioco, sia esso sport o giochi di carte praticati intorno ad un tavolo.
Fra tutti i giochi che sono presenti nella cinematografia sicuramente un posto d'onore va riservato al poker; questo è derivato dalla natura di questo gioco e da quella del cinema. Se infatti è vero che di citazione ludiche è zeppa la storia bisogna considerarne il peso narrativo e come possa essere inserito in un contesto cinematografico.
Sicuramente sarebbe difficile porre una partita a burraco online come fulcro di una storia, sebbene possa esserne spunto narrativo più o meno centrale per parlare poi di altro (vedi la partita a carte del giovedì pomeriggio delle “Desperate Housewife” o quella delle donne della piece teatrale “Due Partite” di C.Comencini, o ancora le partite di scopone scientifico nell'omonimo film con Alberto Sordi) o elemento simbolico. Il gioco è facilmente usabile infatti come elemento descrittivo o narrante, dando possibilità di aprire una porta sui personaggi o farne capire il carattere, esempi calzanti sono ad esempio la partita a Gin in “Nata Ieri” di G. Cukor (1950) dove appare chiaro quanto il personaggio di Billie sia meno stupida di quanto possa sembrare, o rapporto stretto tra Mamy e Rossella di “Via col Vento” (1939) evidenziato tra l'altro nelle confidenze che si fanno giocando a Whist.
L'elemento simbolico del gioco di carte e di alcuni giochi da tavolo poi è così forte da essere usato ampiamente da cinema e televisione non solo in maniera palese ma anche in modi più nascosti, meno scontati e se vogliamo persino marginali (Loch che spiega il Backgammon come lotta tra luce ed oscurità nel finale del primo episodio di “Lost”; la partita a scopa con la vita nel corto “La Formica Rossa” protagonista di una delle puntate della prima serie di “Boris”).
Il gioco del poker, più di tutti gli altri giochi di carte, riesce a focalizzare l'attenzione di registi e sceneggiatori ritagliandosi ruoli principali e dando vita ad un filone vero e proprio. Il poker ha un impatto narrativo più forte degli altri giochi di carte innanzitutto per il background che porta con se, è infatti considerato il gioco dei duri per antonomasia, pronti a mettere sul piatto ingenti fortune senza battere ciglio, si pratica nei grandi casinò ma anche nelle bettole, coinvolge i destini e le miserie umane come solo il gioco d'azzardo può fare, ma, a differenza di quest'ultimo, non si basa solo sulla fortuna ma sulla freddezza e sul calcolo delle probabilità.
Oltre a questo il poker ha una meccanica di gioco che si sposa bene con i ritmi cinematografici: è sufficiente mostrare alcune mani di gioco per avere una visione di insieme, la mano singola è di durata breve ed è può rovesciare l'esito dell'intera partita. Il poker, per di più, ha insita in se la suspance, una componente che da Hitchcock in poi è stata un elemento narrante fondamentale della sintassi cinematografica.
Se si mescolano insieme tutti questi caratteri appare chiaro come il poker sia il gioco cinematografico per eccellenza.
Il poker è stato usato il lungo ed in largo, lo praticano agenti segreti (“007-Casinò Royale”) e supereroi (Gambit ne “X-Men, le origini: Wolverine”) ed è diventato fulcro di molti film, essenzialmente americani (“Cincinnati Kid” 1965, “California Split” 1974, “Rounders” 1998, “Lucky One” 2007, “Deal” 2008) ma non solo (“Dr. Mabuse” 1922, “Asso” 1981, “Regalo di Natale” 1986, “La Rivincita di Natale” 2004).
Inoltre si rivela uno strumento magico per dare avvio alla storia, che non sempre è legata semplicemente al gioco di carte (“Kaleidoscope” 1966,”La Stangata- The Sting” 1973, “House of Games” 1987, ”“Honeymoon in Vegas” 1992, “Lock and Stock” 1998, “Run” 1991, “The Cooler” 2003).
C'è però una tipologia di film che più di altri ha presente il poker nelle sue pellicole, si tratta del genere Western. Se infatti analizziamo una classica partita a poker possiamo notare una notevole similitudine con un duello in stile vecchio west, non a caso i pistoleri si sfidano sul tavolo da gioco, finendo di solito la partita a pugni o sparandosi addosso (“C'è solo una cosa da fare quando il tuo avversario a quattro assi: rovesciare il tavolo con un calcio” da “Robin and the seven Hoods” 1964). L'attesa del momento topico, sia esso la scoperta delle carte o l'estrazione delle pistole è contornato in entrambi i casi dagli sguardi dei contendenti e dalle loro mani, in un crescendo di tensione che coinvolge lo spettatore in egual modo. Sarebbe impossibile citare tutti i film western che contengono scene legate al poker, poiché bisognerebbe scriverli dal primo all'ultimo.
Un paio di menzioni d'onore vanno però a “Three Godfathers” (1948) e “A Big Hand for the Little Lady” (1966), veri capolavori di genere. Oltre a questi occorre citare “Maverick” (1994), praticamente unico crossover di generi che ambienta un torneo di poker nel far west e “...Continuavano a chiamarlo Trinità” (1971), celebre commedia-spaghetti western, dove in una lunga partita a carte il prestigiatore Tony Binarelli presta le sue mani a tutti i giocatori presenti.
Come abbiamo visto, parlando di curiosità in un precedente articolo, l'immaginario del poker va cambiando, dalle bettole pericolose di “Lock and Stock” e “Rounders” passiamo alle sale del Texas Hold'em di Las Vegas di “Deal” ed al gioco on line di “From Paris with Love” (2010). Ci rimane quindi il dubbio su come il cinema analizzerà e ci proporrà il poker del futuro, che sicuramente sarà presente.
Francamente speriamo di continuare a vedere quella parte romantica e maledetta del poker, lasciando ai casinò di Las Vegas quella di obbiettivi di impossibili rapine (“La Rapina – 3000 miles from Graceland”, “Ocean's Eleven” entrambi del 2001) o covi di intrighi malavitosi (“Casinò” 1995).

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